Cagliari, Italia
Sono con mio padre fuori dalla farmacia che mi mangio le unghie, aspettando il risultato del test. Stamattina ho ricevuto una mail dal governo, dicendomi che devo rimanere a casa per le prossime due settimane. Il motivo? Sul volo preso un paio di giorni fa, un passeggero è risultato positivo al Covid. Io col cazzo che rimango a casa e mi perdo il capodanno con i miei amici a Budapest, dopo aver già pagato tutto quanto (diciamoci la verità, chi lo farebbe?). Ho cestinato la mail (dai, denunciatemi) e mi sono precipitato in farmacia per fare il test: negativo. Tutta l’ansia accumulata dal momento in cui apro la mail svanisce. Posso partire. E’ il 26 Dicembre 2021.
Passo dei bellissimi giorni con i miei amici, tra festeggiamenti di fine anno, saune e pattinate sul ghiaccio. Una settimana nella capitale ungherese, è la prima volta che partiamo in così tanti (siamo una decina). Io ho portato con me il laptop, perchè ho intenzione di trattenermi qualche giorno in più rispetto a loro: sono un graphic designer e vorrei provare l’esperienza da nomade digitale!
Purtroppo, per l’ultima cena con il gruppo, ho deciso di sperimentare e provare un gulash diverso dal solito: quello di trota. Scelta pessima. Sembrava di mangiare direttamente dal bidone dell’umido lasciato al sole in pieno agosto. Risultato? Sto malissimo e passo la serata a vomitare.
Per fortuna non mi sono perso nulla di epico: mentre sono chiuso in hotel a spruzzare arbobaleni di merda dalla bocca, loro si sono chiusi in un bar a guardare il campionato di freccette alla TV di un bar. Quando finalmente mi sento meglio, li raggiungo, ma mi limito a bere acqua. Dato che l’idea a me delle freccette non me ne fotte priprio, per passare il tempo apro Tinder.
Matcho con una ragazza e ci mettiamo subito a chattare. Si chiama Anna. Il suo inglese è molto buono, non passano neanche 10 minuti che mi invita a casa sua. La cosa inizia a sembrarmi molto strana, dato che mi dice che non abita in città, ma a fanculo a più di 40 km da Budapest, in un paesino, vicinissimo al lago Valence. E mi dice di andarci adesso, che è quasi mezzanotte. Già nella mia mente immagino il mio cadavere che galleggia sulla superfiecie dell’acqua, senza un rene e con i girini che mi nuotano tra le palle. Ovviamente rifiuto, ma lei dice che vuole parlarmi a voce, quindi le do il mio numero e mi chiama.
E’ sbronza! Si sente sola, dice che è appena successa una cosa brutta e che devo andare da lei così smette di pensarci. Le spiego che solo un pazzo accetterebbe. Rimaniamo una ventina di minuti al telefono a chiacchierare, ma alla fine, diciamo che mi convince a metà! La nostra finisce con un suo “Ok, se non vieni stanotte, vieni domani di giorno.”
Sempre una follia, ma accettabile. Ne parlo con gli amici (errore madornale):
“Ma che cazzo dici?”
“Questa ti sega e ti vende a pezzi!”
“Hai visto Hostel? Sei proprio scemo!”
Non hanno tutti i torti. Intanto si è fatta una certa, loro domattina hanno il volo. Andiamo a dormire.
Dicono che la notte porti consiglio, e io ho pensato tutta la notte alla proposta di questa Anna. L’ho pure aggiunta su FB per vedere se esiste davvero! A quanto pare sì. Ho deciso che vado a trovarla, quindi la mattina saluto i miei amici in partenza, che mi danno del pazzo. Intanto Anna mi spiega quali treni devo prendere. E per fortuna, perchè non si capisce una sega alla stazione di Budapest: tutto scritto nella loro strana lingua e nessuno parla inglese. Lascio la mia valigia con il PC e tutto in una cassetta di sicurezza e, una volta trovato il treno giusto (spero), salto sù. Il treno parte, e ed ecco che mi inizia a salire l’ansia.