Una volta organizzato il materiale, con un cenno della mano, invita una delle persone del cerchio ad avvicinarsi. Questa tira fuori dalla busta le offerte e le poggia su un tavolino. Altri due si alzano in piedi e si avvicinano al monaco, quindi la prima persona si toglie la maglietta, rivelando un corpo quasi completamente già tatuato. Il monaco sembra riflettere per qualche secondo, poi, dopo aver passato quella che sembra carta vetrata sulla pelle dell’uomo, forse per togliere i peli, immerge l’asta con l’ago nel liquido. I due uomini tengono quest’altro fermo con le mani. E inizia l’opera.
Il ragazzo malesiano, nel vedere questa scena, inizia ad avere i conati di vomito. Voglio sottolineare il fatto che non ho visto l’ombra di un disinfettante, di un guanto, di niente. Il bicchiere, che prima conteneva l’inchiostro vecchio di chissà quanto, non è stato minimamente pulito.
Spinto dalla curiosità, mi alzo per vedere meglio cosa sta facendo il monaco. Non riesco a resistere. Sta tatuando con la bacchetta quella che sembra una scritta verticale, riempiendo uno spazio vuoto sulla parte bassa della schiena del ragazzo. Nessuno stencil, nessuna guida. Solo la sua mano esperta che traccia linee perfettamente dritte e regolari. L’abilità del monaco è impressionante. Intanto vedo la sofferenza degli occhi dell’uomo tatuato mentre il monaco gli buca la schiena.
Durante la “seduta” osservo meglio la gente intorno a me. Sembrerà forse brutto da dire, ma non mi danno l’idea di essere persone proprio messe bene. Facce stanche, visi consumati, occhi rossi, alcuni sdentati. Un uomo ha delle macchie strane intorno alla bocca.
Poi torno a guardare il “paziente” e noto le gocce di sangue che fuoriescono dalle ferite. Prima che scendano troppo, il monaco le tampona con uno straccio sudicio. Vuoi vedere che lo sporco di quello straccio non è altro che il sangue secco di “pazienti” precedenti? Una volta terminato, prende da un recipiente un fogliettino dorato e glielo appiccica sopra il tatuaggio fresco mentre pronuncia alcune parole che credo siano una preghiera, dopodichè dà uno schiaffo sulla pelle. Una volta schiaffeggiato, l’uomo si alza, fa un cenno con la testa al monaco, si rimette la maglietta e si risiede nuovamente per terra.
Il ragazzo malesiano non ce la fa più. E’ troppo per lui, dice che non può rimanere, che ha cambiato idea, e va via. Rimango quindi da solo in tutta questa situazione. Quale persona sana di mente accetterebbe di tatuarsi in queste condizioni? Ma io ormai sono qua, e non mi costa niente almeno assistere a questo spettacolo.
Dopo il primo uomo, si fa avanti il prossimo. E’ una donna che, aprendosi la giacchetta di jeans, noto non aver nemmeno un tatuaggio. Il monaco, sempre a mano libera mentre due persone la tengono, traccia sulla sua pelle il disegno di quella credo sia un aquila. A differenza del primo, questo disegno esce un po’ storto e l’aquila un po bruttina! Non è un tatuaggio che mi piacerebbe avere addosso, quindi mi convinco sempre di più che l’idea di tatuarmi sia proprio un’idea di merda.
Poi la terza persona, e così via, fino a quello che credo sia il mio turno. Tutti rimangono a guardarmi, e cerco di spiegare che no, non lo voglio più fare! Quindi mi giro, e mi avvio verso l’uscita. Poco prima di sorpassare quella porta, non so quale lato marcio del mio cervello mi suggerisca di fermarmi. E di pensare.
Perchè no, Ricky?