Una voce, forse quella del diavoletto sulla mia spalla che probabilmente si è fatto di crack, mi convince che un’occasione così non mi ricapiterà mai più. Mi sono svegliato all’alba, sono arrivato fino a qua, ho racimolato tutte le offerte. Tutto perchè volevo uno Sak Yant. Questa sera io partirò e domani sarò di ritorno a casa, e tutto questo finirà.
Come se questo fosse solo un sogno, come se questa, non fosse la realtà.
Torno indietro, apro il mio zainetto e poso sopra il vassoio d’argento fiori, candele, incenso e sigarette. Non sono più io a controllare il mio corpo, sento che qualcosa si è impossessata di me. La stessa cosa che mi conduce poi verso il monaco. La stessa cosa che mi fa togliere la maglietta quando lui me lo chiede.
Mi inginocchio sopra il cuscino per terra, il monaco mi osserva e fa un giro attorno a me. Mi sta studiando? Cosa mi tatuerà? E dove? Un dragone nella schiena? Un aquila di merda nel collo? Una tigre storpia nelle guance? Non lo so. So solo che il tempo si è ghiacciato. Un ghiaccio che dura per una vita infinita e una frazione di secondo allo stesso tempo. Per poi frantumarsi nel momento in cui sento la carta vetrata scorticarmi la pelle dietro il collo.
Ancora non mi sembra reale. Sta succedendo davvero? Sto facendo questa cosa? I miei pensieri vengono interrotti nel momento in cui sento l’ago penetrare nella mia pelle.
L’ansia si trasforma prima in paura e poi in terrore. In quel momento mi scorrono davanti agli occhi tutte le immagini più spaventose che ho visto durante la giornata, come se fossero stati cattivi presagi che il mio inconscio ha cercato di ignorare, fino a questo momento: i cani deformi, il corpo mummificato, i volpini incazzati, l’odore di marcio, il divano sporco, il pavimento macchiato, il malesiano che scappa via, le facce sciupate dei partecipanti al rito.
Quante e quali malattie potrei prendermi? Rovinerò per sempre il mio corpo con un’immagine che neanche ho scelto? Cosa penserà la mia famiglia di me? Mi farà infezione? Morirò?
Tutte domande ormai senza senso, perchè non posso più tornare indietro. Mi pento amaramente di questa mia scelta di merda. Sarà forse la stronzata più grande che abbia mai fatto? Cerco di ignorare le mie paure e concentrarmi sulle sensazioni. Sento un qualcosa che mi solletica la schiena, che piano piano scende giù, verso la zona lombare. Quando il monaco si interrompe per prendere lo straccio lercio capisco che quello che sentivo un momento fa era il mio sangue che scorreva per la mia schiena. Che adesso è stato asciugato con quel pezzo di stoffa carico di malattie e sporcizia.
Ho le lacrime, guardo per terra mentre i due sconosciuti mi tengono fermo. Non so quanto duri questa mia agonia fisica e mentale. Ma ho deciso che ormai, il danno è stato fatto e non ha senso interrompere a metà. Avrò per sempre un marchio della mia idiozia. E non sarò mai in grado di poterlo direttamente vedere.
Mi accorgo della presenza di un nuovo spettatore: il tassista, che credevo aspettasse fuori. E’ sdraiato per terra, pancia in giù, con la testa poggiata sui pugni delle braccia piegate. Piedi che dondolano all’insù. Come una teenager sopra il suo letto che ascolta le stronzate dell’amica al telefono. Una scenetta comica durante una situazione tragica.
Poi, tutto finisce. E a dirmelo, è stato lo schiaffo che ricevo dietro il collo. Sento un vociare, la preghiera del monaco. Mi alzo. La gente mi guarda. Raccolgo la mia maglietta da terra e mi dirigo verso l’uscita. Non ho niente da dire. Mi sento vuoto.
Il tassista, che mi accompagna fuori, mi sorride dicendomi “Congratulazioni!”
Mai nella mia vita avevo desiderato così tanto che un incubo giungesse al termine. Credevo che questa fosse la fine, ma mi sbagliavo, perché il futuro sarebbe stato peggiore.