Quando torno in Italia, mi precipito al reparto di Malattie infettive, racconto tutto al dottore che infierisce contro di me, insultandomi per la mia coglioneria. Avrà tutte le ragioni del mondo, ma ciò che ho vissuto nelle ultime 24 ore è già stata una lezione sufficiente. E ciò che succederà dopo sarà una punizione giusta per l’enorme stronzata che ho fatto.
La Thailandia conta centinaia di migliaia di persone sieropositive. Quest’anno (2018), una su cento era infetta. Il dottore mi guarda senza pietà mentre elenca le probabilità, le statistiche, i rischi. Io ascolto in silenzio, sapendo che ormai non posso cambiare niente.
Per prevenire l’AIDS, al quale non saprò mai se comunque sono stato esposto, il dottore mi ha prescritto una terapia chiamata PEP, Profilassi Post-Esposizione. Due scatolette di medicinali, Isentress e Raltegravir. Una dal costo di 750€ e una da 950€. Una terapia che, per i dieci mesi successivi, mi ha distrutto fisicamente e mentalmente.
Provo a riassumere in breve gli effetti indesiderati che mi ha portato questa terapia: i primi giorni ho dormito oltre le 12 ore, e chi mi conosce sa che io dormo dalle 5 alle massimo 6 ore a notte. Quando ero sveglio, piangevo, ero terrorizzato, mi sentivo malissimo. Avevo paura di stare da solo; quando i miei genitori, la mattina, andavano al lavoro, io li pregavo di non lasciarmi a casa; avevo paura di volermi suicidare. Ho vomitato molto spesso, cercando di nascondere quanti più sintomi possibile. Non ho detto niente al resto della mia famiglia, per non essere giudicato o cazziato. Ho fatto finta di stare bene ogni volta che vedevo nonni e zii.
Una delle conseguenze del farmaco è stata anche la quasi totale perdita di desiderio sessuale. Durante questo periodo le cose tra me e la mia ragazza dell’epoca non andavano molto bene, ero molto irascibile, la terapia mi ha fatto avere intense crisi di rabbia, ed era impossibile parlare con me. Ho cercato di stare il più possibile da solo, lontano, quando potevo, dalle persone care. Ho nascosto il mio terribile stato d’animo per diversi mesi.
Durante il primo anno dall’inizio della terapia, ho dovuto fare il test per le malattie infettive una volta al mese, includendo HIV, epatite B e sifilide. Sono sempre risultato negativo a tutto.
Sarà forse questa la punizione per non aver seguito le regole? Forse, senza accorgermene, ho attraversato il ponticello del parco di Monteclaro mentre un’anatra mi seguiva alla coatta. Ma, nonostante tutto, mi sento stranamente fortunato. Forse quella protezione ha comunque funzionato, a modo suo.
Oggi, quando ripenso a questa storia, mi faccio la stessa domanda che mi fanno tutti quando la sentono: ne è valsa la pena? Non lo so. Ma ogni cicatrice ha una storia, e la mia è iniziata con una semplice domanda:
Why Not?