Cambogia: Imbucato al matrimonio

Phnom Phen, Cambogia
25 Marzo 2018

Oggi è uno di quei rari giorni in cui mi sveglio tardi. Sono così rincoglionito a causa del mezzo litro di Xanax che mi sono bevuto ieri che non capisco nemmeno dove mi trovi. Poi mi viene in mente: Phnom Penh, la capitale della Cambogia. Ho pure un po’ di hangover per la serata precedente, passata con alcune ragazze conosciute i giorni scorsi nella giungla, la giungla di Mondulkiri. Come me, anche loro erano là per fare un po ‘di volontariato con gli elefanti, una delle esperienze più speciali di tutto il mio viaggio nel Sudest Asiatico.

Appena mi accorgo che sono già le 11, mi fiondo sotto la doccia cercando di scacciare la mia FOMO (Fear of Missing Out, la paura di sprecare tempo prezioso in viaggio). Mentre mi vesto, faccio colazione con Oreo e una lattina di Nescafè. Nel giro di 10 minuti sono già al negozio di noleggio scooter per prenderne uno.

Oggi non voglio strafare, solo una giornata tranquilla per esplorare la città e i dintorni. Mi dirigo all’enorme mercato della capitale per farmi un giro. Esattamente come piace a me: un gran macello. Gente ovunque, roba dappertutto, cibo, odori, colori. Sporcizia a non finire, topi e blatte che scorrazzano, urla, bambini che giocano con la spazzatura. Ci sono montagne di oggettistica, rottami, pile di vestiti da far venire il mal di testa. È quel tipo di casino che mi fa pensare: “Che figata. Non vivrei mai qua, ma che figata!” Phnom Penh rimane, ad oggi, la città più sudicia che abbia mai visto.

Compro uno zainetto arancione ovviamente tarocco della The North Face per 12 dollari (in Cambogia si può pagare sia con i dollari americani che con i Riel, che non valgono una minchia). Mi faccio un giro per i vari corridoi di frutta e verdura fino ad arrivare alla parte dove vendono tassidermie (animali morti impagliati e roba simile) che è la parte che normalmente mi interessa di più. La mia attenzione viene attirata da dei coccodrilli impagliati di piccole dimensioni. Alcuni di questi disgraziati sono in pose che li fanno sembrare dei deficienti, tipo in piedi, che applaudono o che ballano. Poveri coccodrilli!

Mi fermo al reparto alimentari per pranzare. Per la prima volta assaggio il Pho, che con la Cambogia non c’entra un cazzo perché è vietnamita, ma volevo comunque provarlo. È una zuppa di noodles con pezzi di carne. Questo Pho me lo ricorderò per sempre, perché grazie ad esso ho finalmente scoperto cosa è quel sapore che mi ha sempre fatto cagare: il coriandolo. Esteticamente, è identico al prezzemolo, ma per alcune persone (quelle con il gene OR6A2, come me) sa di detersivo per i piatti. Quindi se anche tu hai questo gene, ti capisco: non sei pazzo.

Mentre mangio, cerco su internet qualcosa da fare oggi, considerando che è già l’una e mezza giornata se n’è andata a cazzeggiare al mercato. Trovo un posto che potrebbe essere perfetto per il tramonto: la montagna di Phnom Chisor. A detta di qualcuno, in cima c’è un tempio con un panorama spettacolare. Non guardo mai le foto dei posti su internet perché non voglio spoiler. So solo che non è troppo distante: poco più di 50 km, circa un’ora e mezza di viaggio secondo Google Maps.

Passo a fare benzina e imposto la meta. Phnom Penh non è solo la città più sporca che abbia mai visto (ripeto, ho visto letteralmente montagne di spazzatura sparse per le strade) ma anche quella più trafficata. Un traffico simile l’ho visto solo a Ho Chi Min City, in Vietnam, alcuni anni più tardi. Qua la gente guida da pazzi, ma ormai, date le mie esperienze di guida e dopo quella a Chiang Mai durante il mio Shitty Day, ho capito qual’è il segreto per non morire alla guida in Asia: guidare alla cazzo di cane, come fanno loro!

Uscito dalla città, mi ritrovo su uno stradone che si snoda attraverso la campagna. Niente più grattacieli, solo campi che si estendono fino all’orizzonte… e, ovviamente, un sacco di sporcizia anche qui. La strada è un misto di asfalto e terra battuta. Risultato? Smog e polvere ovunque, che si appiccica alla mia pelle sudata. Fa un caldo da schiattare. La mia canottiera, da bianca, diventa marrone nel giro di pochi minuti. Provo a ignorare i rumori metallici che provengono dallo scooter, ma forse non avrei dovuto.

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