Il ragazzo si avvicina con un sorriso. Avrà sui 20-25 anni. “Mo questo che vuole?” penso. Con un inglese un po’ timido, mi fa: “I help. I fix. Can?”. Vuole aggiustarmelo? Ho capito bene? Lo lascio fare. Si avvicina allo scooter, lo studia, ci mette le mani. Dopo un paio di minuti che ci smanetta un po’ e gli dà un paio di botte, gira la chiave e lo scooter si accende!
Non so come ringraziarlo. Gli offro alcuni dollari, ma lui scuote la testa. “No, no.” Anzi, mi invita al negozio della sua famiglia, che dice di essere poco più avanti. Credo che voglia che la conosca!
Cos’altro ho da fare? Perchè no, Ricky? Gli dico di saltare in sella e mi indica la strada. Arrivati al negozio, vengo circondato, di nuovo, da diversi bambini! Ma questi sono i suoi fratellini. Poi ci raggiungono anche i genitori. Sono felici di vedermi e di fare la mia conoscenza, anche se le nostre conversazioni sono a dir poco limitate. Il ragazzo (scusami amico, non ricordo il tuo nome) è l’unico che parla due parole in croce di inglese.
Mi offrono dell’acqua, e intanto mi faccio un giro al negozio, vorrei comprare qualcosa: alcune scatole di dentifricio, spazzolini e altre minchiate. Il totale ammonta a poco più di un dollaro. Vorrei dargliene cinque, ma non accettano.
“Il prezzo è questo, non vogliamo di più.”
Che gente meravigliosa. Passo un po’ di tempo con loro, rimettendomi in marcia nel momento in cui il sole è ormai tramontato. Siccome non ho fretta di tornare, decido di prendere strade a caso, di guidare senza meta ed esplorare finché non diventa completamente buio, ripensando alla fortuna che ho avuto nell’aver incontrato quel ragazzo.

Durante il mio vagare casuale tra i paesini, noto in fondo a una strada delle luci colorate che illuminano la notte. La mancanza di lampioni lungo le strade rendono queste luci molto visibili, e incuriosito mi avvicino. Ci deve essere un evento, un evento all’aperto, perchè sento parecchia musica venire da dietro un muro. Noto lungo la strada tante auto parcheggiate, così decido di parcheggiarmi e indagare.
Mi avvicino all’ingresso, e sbircio dentro. È chiaramente una festa, probabilmente un matrimonio o un compleanno. Il “buttafuori” si avvicina e dice qualcosa nella sua lingua. Non capendoci una mazza, faccio con le mani il gesto delle foto, lui sembra capire e mi lascia entrare, senza problemi.
Alla festa, gente che mangia, balla, si diverte. C’è un grande giardino con enorme gazebo nel quale ci saranno forse una cinquantina di tavoli e almeno duecento partecipanti. In meno di un minuto mi sento tanti occhi puntati addosso e inizio a provare tanta vergogna per il mio outfit, specialmente per la presenza di tante belle ragazze, vestite da festa! Nei mesi precedenti non mi è capitato spesso di ritrovarmi in mezzo a gente vestita in maniera così elegante, quindi mi sento parecchio fuori luogo. Ovvio, non sto parlando di chissà quale eleganza, non mi trovo di certo in Via Montenapoleone a Milano, ma in un paesino nella provincia di Phnom Phen. Chi indossa una polo, chi una una camicia, alcuni anche l’abito; le donne hanno dei vestiti bellissimi colorati, con acconciature molto eleganti e make-up molto curati. Scatto qualche foto, poi vado via. Cosa ci faccio qua?


Sto per risalire sullo scooter quando sento una mano sulla spalla. Mi volto. Un uomo in abito elegante, dallo sguardo serio, mi dice qualcosa. Visto che non capisco, si sforza di chiedermi in inglese “Chi sei?”
Giustifico la mia presenza alla festa dicendo che sono semplicemente un turista capitato là per puro caso, che volevo solo fare qualche foto e che me ne stavo andando. Lui mi squadra. “Qua non passano i turisti. Cosa fai qua? Da dove vieni”
Gli dico che sono italiano, ma lui non sembra capire.
“Italia! Pizza, pasta, maccheroni” Niente da fare, non mi capisce.
Poi riprovo “Football, Soccer, Fratelli d’Italia” e il suo volto si illumina.
“Italia? Del Piero?” (ci ho messo qualche secondo per capire che avesse detto davvero “Del Piero”).
E io “Yes, Del Piero!”
E lui “Italia del Piero, Italia del Piero, Italiaaa!” Il suo viso si illumina come se fosse un bambino al quale gli abbiano appena regalato il GameBoy per Natale!
La paura (di non so cosa, forse di essere pestato?) che mi stava venendo, sparisce tutta d’un tratto. Poi l’uomo mi fa: “Io fratello sposa, tu ospite speciale, tu invitato”
“Grazie ma non posso! Io puzzo, sono sporco, non ho i vestiti adatti!”
“No, tu ospite speciale, tu vieni al tavolo degli uomini”
Ho capito bene? Questo sconosciuto che hai appena incontrato per strada in un piccolo paese della Cambogia ti sta invitando alla festa del matrimonio di suo fratello. Perchè cavolo non dovresti partecipare? Perchè no, Ricky? Cazzo, andiamo!