1000 baht. Sono letteralmente tutti i soldi che ho nel portafoglio, ma sono costretto a darglieli. Sarà l’adrenalina di prima, la rabbia, la paura, o tutto insieme, ma mi viene da piangere. Il poliziotto me li strappa dalle mani, e prosegue con gli altri turisti. Ci rimango di merda, senza saper cosa fare o dire. Cerco di trattenere le lacrime, ma non ci riesco. Mi sembra di essere in un altro pianeta, la situazione è così assurda! Mentre sono là a piedi come un coglione che piango, si avvicina un altro poliziotto, che ha notato che non me la stavo passando bene.
Piangendo gli racconto del mio incidente, avvenuto meno di mezz’ora fa, e che ora non ho più un soldo. Riesco in qualche modo a impietosirlo e, senza farsi vedere dagli altri, mi allunga 500 baht. È il più giovane di tutti, forse anche il meno pezzo di merda. Quando si allontanano mi fermo a fare i conti. Ma quanti sono 1000 baht? Ancora non sono pratico con la valuta locale. Realizzo solo dopo che sono 27 euro. Un pranzo al Sushi. Non una cifra per cui piangere, ma nella mia testa prima era esplosa un’orgia di emozioni.
Riprendo il viaggio cercando di non pensare troppo a quello che è successo. Mi distraggo facilmente lungo la strada, attraversando vari villaggi, fermandomi spesso. A volte per ammirare templi, altre per curiosare tra i mercati. Sono ancora nelle prime settimane in Thailandia, e non avevo mai visto nulla di simile. Rimango scioccato da quello che vedo: montagne di cibo, alcune cose a dir poco strane, altre che sembrano decisamente disgustose. Pezzi di carne abbandonati sulla strada, pesci di fiume ricoperti di mosche, frutta e verdura che non avevo mai visto, dall’aspetto quasi alieno. Un odore pungente riempie l’aria, anche se mi copro il naso non riesco a evitarlo. Ma, stranamente, per me è tutto affascinante. Sento gli occhi di tutti puntati addosso, non credo che abbiano visto tanti europei nella loro vita. Anzi, credo che qualcuno non l’abbia neppure proprio mai visto.



Passo la mattinata a spostarmi di paese in paese, fermandomi a fare benzina. Offro due banane al benzinaio, che sembra proprio apprezzare. Ho così tante banane che inizio a distribuirle a chiunque incontro! E tutti sembrano così felici di riceverle, soprattutto da me, uno strano ragazzo venuto da chissà dove con la sua faccia da culo.
Verso le 2 arrivo finalmente a Pha Chor, sudato come un maiale. E’ l’ora peggiore, credo che ci siano almeno 40 gradi, forse di più. Non c’è nessun riparo dal sole. Mi tolgo la maglietta e la brezza fresca sulla pelle è orgasmica. All’ingresso del parco, c’è un capannone in cima alla collina, da dove si gode una vista spettacolare sulla foresta che si estende all’orizzonte. Compro il biglietto e scendo verso il canyon, una camminata di mezz’ora. Non c’è molta gente, probabilmente a causa del caldo opprimente.
Il canyon mi delude un po’: è carino ma molto più piccolo di quanto pensassi e sembra quasi una di quelle installazioni artificiali di plastica che si vedono a Disneyland. Faccio comunque foto e qualche video, ma non c’è molto altro da esplorare. Passo un paio d’ore seguendo i sentieri e addentrandomi nella boscaglia, poi risalgo sulla collina dove ho parcheggiato lo scooter. L’unica persona che vedo qua è un asiatico sulla quarantina che non fa altro che fare foto e sputare. Decido di andare via, non c’è più tanto da vedere


Vicino al capannone c’è un bivio: una strada è quella che ho preso per arrivare, l’altra non ha segnalazioni e si addentra nella foresta. Chiedo alle ragazze del capannone, che mi dicono che quella strada non porta da nessuna parte. Come fa a non arrivare da nessuna parte? Da qualche parte arriverà, e sono abbastanza annoiato da volerlo scoprire!