Ungheria: Un appuntamento Tinder durato un mese

Durante il viaggio, guardo fuori dal finestrino; sto passando per una zona della città tremenda. Il cielo grigio non aiuta di certo a migliorare il mio stato d’animo; non ho idea di cosa stia facendo! Comincio già a pentirmi della mia scelta e a come fare per tornare indietro, ma la mia infinita curiosità (e forse stupidità) mi impedisce di scendere. Dopo un paio d’ore arrivo nel paese di Vèlence. Non mi aspettavo chissà cosa, ma non ero certo pronto a tanta desolazione. Le uniche abitazioni che vedo, sono tristi e grigie, come il cielo. Sul retro della stazione c’è un muro di canne dal quale si intravede dietro il lago di Valence. Per il momento, di lei, non c’è traccia. Quindi mi faccio una passeggiata, poi mi chiama per dirmi che è arrivata.

Faccio un bel respiro e mi dirigo verso i parcheggi. Mi avvicino piano, sperando di vedere una donna in auto e non un uomo pazzo assassino, magari che indossa una cannottiera dal quale spuntano chiuffi di peli dal petto. Per fortuna, è una donna, ed è quella delle foto! Senza farmi notare, scatto una foto alla sua auto, cercando di prendere la targa. Subito invio la foto ad Atze, un amico. Ci salutiamo, “Piacere di conoscerti” e bla bla bla, e poi salgo sulla sua macchina. Noto un po’ di paglia sopra il tappetino dell’auto, e la mia mente si fa mille fantasie sui modi in cui questa possa farmi a pezzi nella sua fattoria. Attivo il GPS e condivido la posizione, sempre con Atze.

Tra una chiacchiera e l’altra in auto scopro che è un’estetista e che ha un salone di bellezza in casa. Vuole mostrarmelo. Ansia! Arriviamo davanti a una casetta con un cancello nero e un giardinetto trascurato: piante secche, roba ammucchiata qua e là. Un gattone nero ci viene incontro. Anna mi invita a entrare; cerco di non far vedere che sto letteralmente cagandomi sotto.

Dentro casa c’è un casino: montagne di vestiti e cianfrusaglie varie, sparse qua e là per casa. Ma non mi scandalizzo, io pure sono un casinista, infatti mi sembra quasi di essere a casa mia! Mi accompagna in cucina e mi offre un caffè, al quale ci faccio aggiungere del latte. Non avevo mai avuto tanta paura di bere un caffè in vita mia! Facendo l’ultimo sorso, ho l’impressione di ingoiare qualcosa insieme al caffè, non so cosa. Per la mente mi passa l’idea di aver ingoiato una pasticca, magari un sonnifero. Ma credo che forse sarà stata solo un po’ di crema del latte leggermente rappresa che si è depositata nel fondale! Usciamo di casa.

Poi Anna mi fa “Vieni, ti faccio vedere il mio salone”.
“Dov’è?”
“Nella parte dietro della casa”

Ah molto bene, proprio il posto ideale per essere fatto a pezzi, penso. Mi accarezzo la pancia, dico addio ai miei organi e la seguo.

Nel retro della casa, c’è un’altra piccola casetta. L’interno è decisamente più ordinato di quell’altra, a partequalche scatola qua e là. Per terra scatole chiuse, mobili e rubinetti nuovi da montare, specchi da fissare al muro… La seguo nel corridoio, la vedo molto eccitata, vuole mostrarmi qualcosa… Apre una porta e sorpresa! Una navicella spaziale…

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