Ungheria: Un appuntamento Tinder durato un mese

Ci spostiamo nella stanza affiancata e mi fa la manicure mentre chiacchieriamo. È la prima volta che la faccio e devo dire che è molto piacevole! In questa mezz’ora, ci conosciamo meglio. Mi racconta un po’ della sua vita, che non è stata affatto facile. Ha avuto problemi seri con le relazioni, vicini di casa piuttosto… fuori di testa (mi racconta di uno che ha impiccato i suoi cani), la morte della sorella di soli 13 anni per una malattia terribile, e un cognato scappato dal suo paese in cerca di un futuro in Ungheria, che un giorno ha invitato a pranzo un amico che si vantava di aver ucciso un poliziotto.

Rimango affascinato dalle sue storie (che, per il momento, non sto a raccontare, visto che non è questo il focus di questa storia), e mi rendo conto di quanto Anna sia una persona speciale. Nonostante tutto ciò che ha passato, è una ragazza solare, interessante, molto intelligente e, per di più, molto carina.

Dopo la manicure, decidiamo di fare un giro per il paesino. Prima andiamo a vedere il lago Velence, poi ci facciamo una passeggiata su una collina e, alla fine, ci fermiamo a mangiare un kebab. Quando torniamo a casa, mi dice che tra poco mi accompagnerà alla stazione per farmi tornare a Budapest. Ma questa ragazza mi piace troppo e non voglio andarmene così presto. La bacio. Non sembra che se l’aspettasse e mi dice che ha un cliente che sta per arrivare e deve uscire. Peccato. Però dopo un attimo di riflessione, aggiunge: ‘Se vuoi, puoi restare a casa, accenditi la TV, metti Netflix e ci vediamo dopo, intanto io vado dal mio cliente.’

Non ci penso due volte e accetto! Un bel gesto di fiducia…  Si assenta per un paio di ore mentre io mi guardo una serie. Vi risparmio i dettagli su cosa sia successo al suo ritorno, ma posso dire che ci siamo divertiti. Rimango a dormire da lei.

Quando mi sveglio, mi sento una merda: tosse, mal di testa e mal di gola. Anche lei non sta bene, ma non ci facciamo troppo caso. Mi accompagna alla stazione, prendo il treno per tornare in città, ma mi sento sempre peggio e compaiono i sintomi della febbre. Vado a fare un test: positivo. Lo dico ad Anna e lei mi dice che è positiva anche lei. Poi arriva la domanda pazza: ‘Perché non vieni qui e facciamo la quarantena insieme?’

La mia risposta: ”Perché no? Sto tornando.”

Vado a prendere le valigie e so già quale treno prendere. Ritorno a Vèlence con l’idea di passare una settimana insieme (provare, visto che siamo praticamente sconosciuti) e poi, una volta guarito, tornare a Birmingham. La parte divertente è stata raccontare la cosa a famiglia e amici, con le loro reazioni incredibili.

La madre di Anna, che vive vicino, passa a conoscermi e mi porta un sacco di roba: cibo e medicine (è una dottoressa, lavora in ospedale). Non capisco nulla di quello che c’è scritto nelle scatole delle medicine, ma visto che mi sono fidato finora, continuo a prenderle. Aggiungi che oltre al Covid, mi sono venute decine di afte in bocca per l’alimentazione disastrata degli ultimi giorni. E così inizia la mia quarantena: cibo, medicine e dolori, a casa di una ragazza ungherese conosciuta su Tinder.

Quella che doveva essere una settimana è diventata un mese. Il primo periodo passa tra tv, cibo, vino, sauna (sì, lei aveva la sauna in casa, un regalo della madre) e partite a carte, mentre fuori fa un freddo polare. Dopo più di due settimane, finalmente guarisco dal Covid, ma decido di restare più a lungo. Sto bene, mi diverto e posso lavorare da remoto, quindi non mi preoccupo. Tutto sembra procedere bene, ma dopo un po’ le cose iniziano a cambiare.

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