Ungheria: un mese in quarantena con un match di Tinder

Bere alcol ogni giorno non è stata forse la migliore delle idee. Nonostante non avessimo praticamente mai litigato, un giorno, mentre chiacchieravamo del nostro passato, sono uscite delle cose che hanno fatto scattare alcune reazioni e comportamenti strani. Per farla breve, non ha gradito alcune cose che le ho confessato di aver fatto in passato e sono stato minacciato. Non mi era mai capitato di aver paura di essere accoltellato. Passo una notte letteralmente terrorizzato, chiuso a chiave dentro la mia stanza, non dormivamo insieme, avevo la mia camera, per fortuna. Il giorno dopo parliamo delle cose accadute, lei si scusa e ci rendiamo conto che entrambi stavamo bevendo troppo. La cosa divertente è che io credevo che lei avesse un problema con l’alcol, ma lei pensava lo stesso di me: uno beveva perché vedeva l’altro bere, e avendo così tante cose da bere in casa, finiva che tutti i giorni ci sbronzavamo, ed era ovvio che le cose prima o poi avrebbero preso una piega sbagliata. Abbiamo capito che dovevamo fare altro.

Decidiamo di uscire di casa per cambiare aria, per fare qualcosa di diverso. Visitiamo la città di Kápolnásnyék, alcuni castelli e facciamo delle passeggiate immersi nella natura. Una delle esperienze più memorabili è stata andare a vedere una partita di hockey su ghiaccio, davvero violenta. Mi sono anche pentito di non aver preso il disco che mi è volato vicino durante il match. Ho esitato per qualche secondo e me lo ha fregato un bambino bastardo. Non me lo dimenticherò mai. Siamo anche andati a fare snowboard un giorno: la temperatura più bassa che abbia mai provato nella mia vita, meno sette gradi.

Ma l’esperienza più bella è stata senza dubbio la visita al villaggio galleggiante di Bokodi, con le sue casette di legno su palafitte sospese sopra il lago ghiacciato. Ci siamo arrivati per puro caso, esplorando la zona in auto, incuriositi da un punto blu su Google Maps. Da lì è iniziata una passeggiata intorno al lago, fino a raggiungere una casa da cui proveniva una rilassante musica ambient. Mi avvicino e vedo un cane, alcune persone che bevono e fumano su un terrazzino sospeso sull’acqua. Un vecchio pescatore, ex campione di pesca, vive lì da solo. Parla a malapena inglese, ma non servono molte parole per capirsi. Ha trovato un modo tutto suo per farsi compagnia: offre da bere in cambio di una piccola offerta. Decidiamo di restare. A un certo punto mi guarda e mi chiede se voglio fumarmi con lui una canna. Scatta il mio classico “Perché no?”. Me la passa e ce la fumiamo insieme, mentre la musica ambientale continua in sottofondo, rendendo l’atmosfera quasi surreale.

Poi mi porta sul suo terrazzino: da lì il tramonto si apre a 360 gradi, con una raffineria all’orizzonte che, stranamente, si fonde perfettamente con il paesaggio. Non avrei mai immaginato che proprio lì, in Ungheria, in un posto totalmente a caso, avrei visto il tramonto più bello della mia vita. Di tramonti incredibili ne ho visti tanti: in Cappadocia nel deserto, in Messico con una balena che salta davanti al sole che scompare all’orizzonte, tra le montagne di Ha Giang in Vietnam, nella giungla di Battambang davanti a milioni di pipistrelli.

Ma quello di Bokodi li batte tutti.

Passo un mese a casa di Anita ed è stata un’esperienza incredibile. Ci siamo divertiti, ci siamo abbuffati come maiali, abbiamo bevuto come spugne, e quando le mie coinquiline a Birmingham hanno iniziato a sentire la mia mancanza, ho trovato un volo economico e sono tornato in Inghilterra. Tornare a casa è stato strano, mi ero abituato alla vita con lei, ma si sa, il rientro dopo un viaggio lascia sempre una sensazione strana. Per qualche mese ci siamo sentiti spesso, con lunghe chiamate, poi pian piano sempre meno, fino a perderci di vista. Peccato.

Ma il ricordo di tutto questo rimane. E ancora una volta, sono felice di essermi domandato, quella sera a Budapest: Perché no, Ricky?

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